Gruppo Montagna Mario Belle'
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31 Maggio 2026: Malghe Longara e sentiero del silenzio
Testo tratto dal libro Escursioni sull’Altopiano di Asiago, di Ennio Poletti, Editoriale Programma
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Il ritrovo presso il parcheggio del supermenrcato Cester alle 7.00 per Gallio, il punto di partenza dell’escursione è il parcheggio dell’area sciistica Gallio 2000 (Melette). Per raggiungerlo, dal centro di Gallio si prosegue per 350 metri in direzione di Foza (tabelle), dopo di che, svoltando a sinistra (tabella), si imbocca una strada asfaltata in ottime condizioni che in 4 km porta all'ampio parcheggio sopra citato (m 1430).
Escursione
Dal parcheggio imbocchiamo, sul lato nord, una strada sterrata che si dirige verso ovest, indicata da una tabella per Malga Longara di Sotto. Il percorso sale dolcemente attraversando dapprima il bosco, poi i prati della pista da sci del Monte Ongara, fino a raggiungere Croce di Ongara (m 1527), dove incontriamo il sentiero CAI 850 proveniente da Gallio. Seguendo il panoramico crinale meridionale del Monte Baldo, circondati da ampi pascoli, arriviamo a Malga Longara di Sotto (m 1614, 1 h), ottimo punto di ristoro con prodotti tipici e dolci casalinghi.
Più avanti, incontriamo il suggestivo Libr’Albero, scultura ricavata da un abete abbattuto nel 2018 dalla tempesta Vaia e dedicata a Mario Rigoni Stern, illustre cittadino dell’Altopiano. Proseguendo sul crinale, con vedute che spaziano dalle Pale di San Martino alle Vette Feltrine, raggiungiamo Malga Longara di Dietro (m 1655), anch’essa attrezzata per offrire ristoro. Poco oltre, una breve deviazione conduce all’Altare di Papa Giovanni Paolo II (m 1670), realizzato per ricordare la visita del pontefice nel 1998. Da qui, seguendo le indicazioni, in una quindicina di minuti arriviamo all’Osservatorio del Monte Cimon (m 1700), importante presidio italiano durante la Prima Guerra Mondiale rivolto alle linee nemiche posizionate sul Monte Zebio (pannelli esplicativi).
Ritornati sui nostri passi, scendiamo verso una pozza d’abbeveraggio seguendo le indicazioni CAI per Casara Fiaretta. Attraversato il bosco, raggiungiamo una strada forestale dove la comitiva si divide: il gruppo A prosegue a sinistra per completare l’anello più lungo, mentre il gruppo B si prepara al rientro.
Gruppo A
Seguendo il sentiero CAI n. 850 verso nord, aggiriamo da sud-ovest il Monte Fiara e, dopo alcuni saliscendi, raggiungiamo la splendida radura di Casara Fiaretta (m 1652). Poco oltre passiamo accanto alla Fontana degli Alpini e, a un bivio successivo, tenendo la destra intercettiamo il Sentiero del Silenzio, itinerario tematico dedicato alla Grande Guerra arricchito da dieci installazioni artistiche e pannelli didattici. Percorriamo così i 1,5 km del suggestivo tracciato commemorativo, al termine del quale sbuchiamo nei pressi del Rifugio Campomuletto (m 1602), ottimo punto per una breve sosta.
Risaliti al Passo Campomulo (m 1630), imbocchiamo un sentiero non segnalato che taglia i tornanti della strada asfaltata e conduce rapidamente al Rifugio Campomulo (m 1530). Da qui continuiamo in discesa lungo facili tracce parallele alla strada, passando accanto a Malga Busa Fonda e alla caratteristica Chiesetta degli Alpini. Sfiorata un’ultima pozza d’abbeveraggio frequentata dalle mucche al pascolo, rientriamo infine al punto di partenza (m 1430, circa 6 h 30’).
Gruppo B
Svoltando a destra in discesa, in breve confluiamo in una più ampia strada forestale che permette di scendere comodamente al Rifugio Campomulo (m 1530). Da qui seguiamo in discesa il medesimo itinerario di rientro del gruppo A. Lungo facili tracce parallele alla strada asfaltata, passiamo accanto a Malga Busa Fonda e alla Chiesetta degli Alpini, fino a tornare al parcheggio di partenza (m 1430, circa 4 h 30’).
NOTE
Principali motivi d’interesse
La Malga Longara Davanti; il Libr’Albero; la Malga Longara di Dietro; l’altare di Papa Giovanni Paolo II; l’Osservatorio del Monte Cimon; la Casara Fiaretta; la Fontana degli Alpini; il Sentiero del Silenzio; il Rifugio Campomuletto; il Rifugio Campomulo; la Malga Busa Fonda; la Chiesetta degli Alpini; i magnifici alpeggi; le stratificazioni di rosso ammonitico (Libri di Roccia); gli ampi panorami.
Dettagli:
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DOVE |
Altopiano di Asiago |
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GRUPPO |
A |
B |
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DISLIVELLO |
400 m |
280 m |
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DIFFICOLTÀ |
E |
E |
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LUNGHEZZA |
15 km |
9 km |
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DURATA |
6 h 30’ |
4 h 30’ |
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CARTINA |
Tabacco n. 050, scala 1:25.000 |
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14-17 Maggio 2026: 4 giorni in Croazia, l'isola di Krk
Veglia è una grande isola croata nel nord del Mare Adriatico, collegata alla terra ferma da un ponte. La cattedrale di Veglia, del V secolo, ha un altare in marmo e colonne corinzie in pietra su cui sono scolpiti simboli cristiani. Il Castello di Frankopan è affacciato sul mare e ha passaggi in pietra centenari e un campanile. In una piccola baia a est, la piccola isola di Cassione ospita un monastero francescano.
Numeri di telefono utili:
Hotel Pansion Burin cell.+39 00385989232440
Hotel & Resort Izola Krk cell.+39 0038598578940
PRIMO GIORNO · GIOVEDì 14 MAGGIO
Foto lungo il percorso
DA FALZÈ A BESCANUOVA
Partenza dalla sede alle ore 06:30 direzione Trieste e, dopo una sosta per colazione in autogrill, entreremo in Slovenia e poi in Croazia. Superiamo la città di Fiume (Rijeka) e attraversiamo i due ponti sul mare per entrare nell’ isola di Krk. L'arrivo previsto alla cittadina di Krk (Veglia) è alle ore 11:00. Breve visita alla città e poi pranzo in un ristorante lungo mare alle ore 11:30. Dopo pranzo ripartiamo per Baška (Bescanuova) dove prenderemo alloggio in albergo,residence e appartamenti. Il pomeriggio è libero e poi cena tutti assieme in albergo alle ore 19:30.
SECONDO GIORNO · VENERDì 15 MAGGIO
Foto lungo il percorso
MONTE OBZOVA E VERBENICO (12 KM).
Dopo aver fatto colazione si parte per l’escursione al monte Obzova che con i suoi 569 metri è la cima più alta dell’isola di Krk. raccomandato avere calzature adeguate per il trekking, acqua in abbondanza, cappello e crema solare, perché il terreno è formato da pietraie rocciose con arbusti e cammineremo sotto il sole. Dalla cima si gode uno spettacolare panorama sul golfo del Quarnero e sulle isole vicine tra cui Rab, Cherso, e Lussino.
Lunghezza: 12 km circa
Salita: 560 metri
Discesa: 270 metri
Tempo di percorrenza: 6 ore, comprese le soste con pranzo al sacco.
Arrivati al punto di arrivo troveremo il pullman che ci porterà a visitare la cittadina di Vrbnik (Verbenico) e, conclusa la visita, ritorneremo in albergo per la cena alle ore 20:00.
TERZO GIORNO · SABATO 16 MAGGIO
Foto lungo il percorso
ESCURSIONE GOCCE D'ORO DEL TESORO DI KRK (7 KM / 16.5 KM)
Dopo aver fatto colazione partiamo in pullman alla volta della cittadina di Kornić, punto di partenza dell’escursione delle gocce d’oro del tesoro di Krk. Il percorso si snoda tra uliveti e i villaggi di Muraj, Lakmartin, fino ad arrivare alla cittadina di Krk dove il pullman aspetta chi decide di fare il giro corto. Per chi invece fa il giro lungo, attraversiamo Krk e rientriamo a Kornić; facendo il sentiero lungo mare, con vista sulla cittadina di Punat e sull’isolotto di Košljun.
Giro corto:
- Lunghezza: 7 km circa
- Salita: 95 metri
- Discesa: 150 metri
- Tempo di percorrenza: 3 ore, comprese le soste con pranzo al sacco.
Giro lungo:
- Lunghezza: 16.5 km
- Salita e discesa: 200 metri
- Tempo di percorrenza: 7 ore, comprese le soste con pranzo al sacco
Per tutti rientro in albergo con il pullman per la cena alle ore 20:00.
QUARTO GIORNO · DOMENICA 17 MAGGIO
Foto lungo il percorso
CIMA ZAKAM, MARE O BESCANUOVA (7 KM / REL AX)
Dopo aver fatto colazione abbiamo diverse opzioni, si può fare il bagno in mare, si può visitare Baška con tutto il suo lungo mare oppure si può partire a piedi dall’albergo e salire il sentiero che porta la vetta del Zakam, cima che sovrasta tutta la baia di Baška, per poi scendere in città. Il rientro è previsto alle ore 12:00, pertanto per quell’ora bisogna aver caricato i bagagli in pullman. Il percorso per la cima del Zakam è di 7 km, salita e discesa 220 metri di dislivello e il tempo di percorrenza è di 3 ore circa.
La partenza da Baška per il rientro a casa è alle ore 12:30 puntuali. Durante il tragitto di ritorno, verso le ore 14:00 circa, ci fermeremo per il pranzo in un ristorante in Slovenia e, finito di pranzare, proseguiremo verso l'Italia, a casa.
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10 Maggio 2026: Valle di San Martino: Sorgenti e cascate dello Stien
Testo tratto dal libro “Guida ai sentieri d’acqua” di Ennio Poletti, Editoriale Programma
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Il ritrovo presso il parcheggio del supermenrcato Cester alle 8.00 per il punto di partenza a Lasen, borgo alle falde delle Vette Feltrine, raggiungibile in auto da Feltre seguendo le indicazioni per Villabruna e, da qui, quelle per il paese suddetto.
La corriera può arrivare, e invertire la marcia, qualche centinaio di metri prima del paese, mentre le auto possono proseguire fino al piccolo parcheggio presso la chiesa (m 540).
Escursione
Nei pressi del parcheggio imbocchiamo via Canai, che punta in lieve salita verso nord. Presto l’asfalto lascia spazio a un sentiero che prosegue fino a immettersi in via Rodoloi, dove svoltiamo a sinistra (ovest) fino al bivio con via Col Toront. Qui deviamo ancora a sinistra e, in lieve discesa, iniziamo a calare verso l’impluvio della Valle San Martino.
Rimanendo sul sentiero principale percorriamo un lungo tratto in costa, per poi scendere con una traccia un po’ più pendente, ma mai difficile, fino al greto del torrente Stien, che scorre nel fondovalle.
Siamo ora su una stradina (CAI n. 803) che, seguita a destra (nord), ci porta a un’originale cappella votiva dedicata a Maria, meritevole senz’altro di una sosta.
Proseguendo, arriviamo a una bellissima fornace da calce (“calchera”), che un accurato lavoro di recupero ha restituito perfettamente alle sue forme originali: un vero e proprio monumento che ricorda un’importante attività svolta in passato nella valle (m 691).
Fino alla metà del secolo scorso, infatti, queste rudimentali strutture erano utilizzate per ricavare calce dalla roccia calcarea di cui è ricca la zona. Riscaldati per 8-10 giorni a temperature comprese fra 800 e 1000 gradi, i frammenti di roccia si trasformavano in ossido di calcio, cioè in calce viva che, una volta idratata, diventava calce spenta.
Questo importante composto, oggi prodotto con tecnologie moderne, trova ancora molteplici impieghi nell’edilizia, nell’industria e in agricoltura.
Presso la “calchera” la comitiva si divide in due gruppi: il Gruppo A prosegue per il giro completo, mentre il Gruppo B si prepara al rientro verso Lasen.
Gruppo A (giro completo)
Tenendo la sinistra seguiamo il sentiero CAI n. 812 (tabella) che, dopo aver attraversato il torrente su una passerella, inizia a risalire con decisione il versante destro idrografico della valle. Presto troviamo una prima deviazione che conduce a due cascatelle e a una cascata più grande, quest’ultima accessibile prestando un po’ di attenzione al terreno umido e scivoloso (m 760).
Rientrati sul sentiero principale, proseguiamo in salita ancora per qualche minuto fino a incontrare un’altra deviazione sulla destra, che conduce ad altre due cascate (m 800). Quella più a monte è la più scenografica. L’acqua, infatti, dopo essere stata lanciata verso l’alto da una rampa che essa stessa si è scavata, ricade a ventaglio descrivendo una spumeggiante e spettacolare parabola.
Oltre le cascate torniamo a salire fino a raggiungere un tratto di falsopiano dove, seguendo una tabella con la scritta “Tre Ponti”, abbandoniamo la traccia n. 812 e deviamo a destra.
Attraversato il greto di un torrente in secca, entriamo nella fitta selva di conifere del Pian dei Violini (m 850), un luogo quasi “fatato” dove, nella luce incerta del bosco, emergono le malinconiche sagome, ricoperte di muschio, di un antico insediamento ormai diroccato.
Il contrasto fra la bellezza del bosco e gli spettri di quelle vecchie abitazioni è particolarmente suggestivo. Ma le sorprese che riserva questa parte dell’itinerario non sono ancora finite.
Dopo aver superato di un centinaio di metri un ponticello di legno, ci immettiamo in un nuovo sentiero che, seguito a sinistra (nord, tabella), conduce in pochi minuti alle gorgoglianti sorgenti del torrente Stien (m 870).
Il luogo è incantevole. Dal nulla prende corpo uno spumeggiante torrente che subito si allarga per precipitare fragorosamente verso valle. L’acqua gelida e cristallina che sgorga dalla roccia rende quasi impossibile resistere alla tentazione di riempire le borracce.
Il punto in cui ci troviamo è il più alto dell’escursione e da qui inizia il percorso di rientro. Ripercorrendo il sentiero dell’andata, ignoriamo la vicina traccia diretta a ovest, che riporterebbe sul percorso già seguito e, tenendo la sinistra, proseguiamo verso sud.
Sfiorata un’area di sosta umida e malandata, arriviamo a intercettare (m 810, passerella) il sentiero CAI n. 803 che, salendo, avevamo abbandonato presso la fornace. Da qui, senza problemi di orientamento, proseguiamo in discesa verso sud e torniamo alla “calchera”.
Oltrepassata la costruzione di circa 600 metri, abbandoniamo la stradina n. 803 per deviare a sinistra (tabella con foto e guado) e raggiungere in pochi minuti l’amena radura dove sorgono le Casere Rombaldi (m 661).
Tornati sul n. 803, proseguiamo verso sud accanto al torrente fino a trovare a sinistra, dopo circa 1,5 km, una passerella di legno che permette di superare il corso d’acqua e rientrare, con qualche saliscendi, a Lasen (m 540, 6 h 30’).
Gruppo B (giro ridotto)
Dalla “calchera” torniamo per la stessa via per circa 600 metri, dopodiché deviamo a sinistra (tabella con foto e piccolo guado) e raggiungiamo in pochi minuti l’amena radura dove sorgono le Casere Rombaldi (m 661).
Tornati sul n. 803, proseguiamo verso sud accanto al torrente fino a trovare a sinistra, dopo circa 1,5 km, una passerella di legno che permette di superare il corso d’acqua e rientrare, con qualche saliscendi, a Lasen (m 540, 4 h 30’).
NOTE
La cappella votiva dedicata a Maria; una fornace da calce (“calchera”); le numerose cascate e le sorgenti del Torrente Stien; il bosco di Pian dei Violini con il suo vecchio insediamento; le Casere Rombaldi; la Casera le Buse; il Circolo Culturale Alpino Camillo Bonsembiante;
Dettagli:
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DOVE |
Parco Dolomiti Bellunesi |
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GRUPPO |
A |
B |
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DISLIVELLO |
470 m |
290 m |
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DIFFICOLTÀ |
E |
E |
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LUNGHEZZA |
11 km |
8 km |
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DURATA |
6 h 30’ |
4 h 30’ |
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CARTINA |
Zanetti n. 11, scala 1:30000 |
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- Dettagli
12 Aprile 2026: Sentiero Maurizio e Lucio e Molinetto della Croda
Testi tratti dai libri “Sui sentieri del prosecco” e “Guida ai sentieri d’acqua”
di Ennio Poletti – Editoriale Programma
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Il ritrovo presso il parcheggio del supermenrcato Cester alle 8.00 si va a Refrontolo (TV). Il punto di partenza è il parcheggio del Molinetto della Croda, situato nella campagna di Refrontolo (TV). Da Pieve di Soligo si seguono le indicazioni stradali per il paese suddetto, raggiunto il quale si devia in direzione del Molinetto (tabella stradale). Dopo circa 2 km si arriva al parcheggio citato (m 170).
Dettagli escursione
Seguendo la strada asfaltata verso nord per circa 800 metri, arriviamo alla località Piote, dove deviamo a destra lungo una strada bianca con indicazioni per “Mondaresca”.
Percorsi circa 250 metri, abbandoniamo la carrabile (che prosegue per Arfanta) per seguire a destra la traccia che, superato il Torrente Lierza con un ponticello, prosegue ai bordi di un grande prato.
Dopo un breve tratto in piano, svoltiamo a destra (sud) e iniziamo a risalire il pendio settentrionale della Croda del Mus. Su terreno argilloso e con alcuni tornanti all’interno di un bel bosco di latifoglie, prendiamo quota e arriviamo al Bivacco Marsini (o “Casinet de Och”) (m 330, 1 h). Qui, il panorama si apre sulle dolci ondulazioni delle colline di Refrontolo e sui profili delle cime che si estendono dal Monte Crep al Col dei Moi, nelle Prealpi Trevigiane. L’edificio presenta al piano terra una stanzetta con tavolo panche e caminetto, mentre al piano superiore alcuni tavolacci disposti a castello offrono la possibilità di pernottare.
Un’ampia area esterna con tavoli, panche e barbecue completa la dotazione di questa piccola struttura offrendo, così, all’escursionista di passaggio la possibilità di una piacevole sosta.
Ora, su terreno aperto e panoramico, con qualche saliscendi proseguiamo verso est lungo la facile dorsale della Croda del Mus.
Oltrepassata l’imponente Casera Tomasi raggiungiamo “la Mondaresca”, ex agriturismo, oggi centro di accoglienza rivolto a persone con disagi sociali, gestito dalla onlus “Piccola Comunità” di Conegliano (m 395). Presso lo spaccio annesso alla struttura si possono acquistare ottimi formaggi di capra prodotti nel laboratorio caseario della fattoria.
Oltre l’edificio, proseguiamo a saliscendi verso sud-ovest (segnavia giallo-blu) e, aggirando il Monte Mondaresca, arriviamo a un uliveto con arnie in bella vista, dove la comitiva si divide in due gruppi: il Gruppo A prosegue con il percorso completo, mentre il Gruppo B, deviando a destra, inizia il percorso di rientro sulla forestale con segnavia CAI n.002.
Gruppo B (percorso ridotto)
Ignorando deviazioni laterali secondarie, circondati da magnifici vigneti e belle casere ristrutturate, procediamo lungamente in discesa fino a raggiungere la strada asfaltata che collega Refrontolo a Rolle, già percorsa in auto/corriera durante la mattinata.
Seguendo quest’ultima verso nord, in breve torniamo al punto di partenza e al vicino Molinetto della Croda (m 160, 3 h). Magnifico il colpo d’occhio offerto da quest’architettura rurale del secolo XVII e dall’ambiente in cui è inserita (vedi NOTE finali).
Gruppo A (percorso completo)
Presso il rudere presente nel crocevia, deviamo a sinistra (est, segnavia) per un centinaio di metri per poi inoltrarci in mezzo a bellissimi vigneti (tabella).
Oltrepassata la ristrutturata Casera Villa Rosa, il sentiero scende nei pressi di altre belle abitazioni, quindi ritorna a salire dolcemente. Duecento metri oltre un bel capitello intitolato a Sant’Antonio da Padova, una tabella ci invita a deviare a sinistra lungo una stradina che, prima asfaltata, poi a fondo naturale e infine ridotta a sentiero, ci conduce, dopo un lungo aggiramento in senso orario, in cima a un colle. La deviazione per la vetta si trova vicino a un roccolo in disuso, struttura arborea circolare formata da bellissimi carpini bianchi che, in passato, era usata per la cattura di uccelli migratori vivi. Ai bordi dell’impianto si nota ancora la torretta (casello) che fungeva da postazione per l’uccellatore.
In uno slargo ricavato alla sommità al poggio, circondata da ceppaie di carpino nero, sorge una bella area di sosta composta da due tavoli di legno con relative panche, dove ci fermiamo per il pranzo al sacco (m 318, 3 h 30’).
Ripreso il cammino, sfioriamo la vicina croce di ferro che si erge nel punto sommitale, e iniziamo a perdere quota. Giunti alla stradina asfaltata (m 250) che scende a Refrontolo, proseguiamo sul lato opposto lungo una traccia (tabella) che, in ripida salita, conduce in cima al Monte La Croce (m 310), dove un’altra croce metallica domina sulla campagna circostante.
Ora scendiamo piacevolmente sul crinale occidentale del colle, circondati da una bella vegetazione in gran parte formata da querce e carpini neri. Giunti a una vecchia casera, il sentiero ne aggira l’edificio e in falsopiano ci porta a sfiorare un ampio caseggiato ristrutturato; poco oltre, arriviamo al cospetto di una gigantesca quercia, vero monumento vegetale cresciuto a ridosso di una vicina casera (m 230).
Da qui, perdiamo ancora una cinquantina di metri di quota e, giunti alla strada asfaltata, deviando a destra (nord) torniamo al punto di partenza (m 170, 5 h 30’), dove abbiamo la possibilità di visitare il Molinetto della Croda (vedi NOTE finali).
Principali motivi d’interesse
Il Molinetto della Croda; il Bivacco Marsini; la Casera Tomasi; il complesso de “la Mondaresca”; i vigneti del prosecco; una bella area di sosta in cima al colle sopra Refrontolo; il Monte La Croce; la spettacolare quercia gigante nei pressi di Vallotai; gli ameni paesaggi; gli ampi panorami.
NOTE
Al termine dell’escursione, merita senz’altro una visita il Molinetto della Croda, complesso del XVII secolo che sorge aggrappato alla roccia ai bordi di un laghetto alimentato da una spettacolare cascata del Torrente Lierza. Nel 1953 fu macinata l’ultima farina, poi per il mulino seguì un lungo periodo di abbandono. Recenti interventi di recupero hanno restituito alla collettività questo storico impianto molitorio che ora, con un modesto prezzo d’ingresso, tutti possono ammirare perfettamente in funzione. L’area del mulino è stata interessata, nel tempo, da numerose piene improvvise del torrente suddetto. Le più recenti e devastanti sono state quelle degli anni 1941, 1953 e 2014, quest’ultima costata la vita a quattro persone che, insieme a molte altre, la sera del 2 agosto cenavano sotto una tensostruttura per celebrare la “Festa degli Uomini”. Il “Sentiero Maurizio e Lucio”, qui descritto, è dedicato alla memoria di due di quelle vittime.
Dettagli:
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DOVE |
Refrontolo - Colline del prosecco |
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GRUPPO |
A |
B |
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DISLIVELLO |
370 m |
240 m |
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DIFFICOLTÀ |
E |
E |
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LUNGHEZZA |
11 km |
6,5 km |
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DURATA |
5 h 30’ |
3 h |
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CARTINA |
Tabacco n. 070, scala 1:25000 |
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- Dettagli
26 Aprile 2026: Anello in Valpolicella: San Giorgio di Valpolicella – Cavalo – Mazzurega
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Il ritrovo presso il parcheggio del supermenrcato Cester alle 6.30 si San Giorgio di Valpolicella (VR).
San Giorgio di Valpolicella, o Ingannapoltron, è un piccolo borgo veronese che poggia su un. cucuzzolo dal quale si può ammirare il lago di Garda in tutto il suo splendore. Non a caso è censito come uno dei Borghi più belli d’Italia.
Quando arrivate nel borgo. San Giorgio si trova nel Comune di Sant’Ambrogio immerso nei vigneti e in una natura rigogliosa. Qui si producono vini pregiati come l’Amarone e il Ripasso, che tutto il mondo ci invidia.
La primavera è la stagione mia preferita per questo tipo di itinerari: le temperature gradevoli, i raggi del sole che scaldano senza affaticare troppo la camminata e un cielo terso la fanno da padrone. Nel mio piccolo sapete che cerco sempre di promuovere il territorio veronese sfruttando i miei canali digitali per far conoscere borghi, luoghi di interesse e percorsi naturalistici come questo.
Il termine Ingannapoltron che significa “inganna il pigro” deriva dalla visione distorta della distanza del borgo quando ci si trova ai piedi del monte. Sembra, infatti, di poterlo raggiungere in fretta perchè vicinissimo, ma in realtà ci si accorge subito che non è così. Il toponimo “ingannapoltron” sembra risalire addirittura al Medioevo quando la parola scherzosa “poltron” fu aggiunta al nome “San Giorgio in Ganna”. Termine che alcuni studiosi fanno risalire a “ganne” che significa “mucchio di pietre”. Il borgo, infatti, è legato fin dalle sue origini ad un’intensa attività di estrazione e lavorazione del marmo come tuttora succede nel territorio di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
Dettagli escursione
MAROGNE – PATRIMONIO DELL’UNESCO
Questo è uno dei tanti muri che si possono vedere durante il percorso. Si chiamano “marogne“, letteralmente “mucchio di sassi”. Sono i caratteristici muri a secco che disegnano a gradini i pendii della Valpolicella. Presenti anche nel territorio di Soave e in Lessinia. Lunghi dall’essere soltanto un ammasso di sassi, le marogne richiedevano precisione di realizzazione: se ben sistemati questi muretti erano in grado di drenare l’acqua piovosa in eccesso e adattarsi alla morfologia del terreno. È per questo motivo che sono state riconosciute dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
La Pieve di San Giorgio di Valpolicella risale al VII-VIII secolo: di fatto uno dei luoghi di culto più antichi di tutto il territorio del veronese. L’edificio è composto da tre navate e due absidi contrapposte, ricostruito agli inizi del XII secolo, come si evince dagli innesti romanici.
Attraverso una piccola porta aperta nella fiancata meridionale della chiesa si esce nel chiostro, un piccolo gioiello architettonico.
Il valore aggiunto è il sito archeologico che si trova di fianco al chiostro dove sono visibili resti degli edifici risalenti all’età del Ferro. Nei pressi della Pieve c’è anche un museo (temporaneamente chiuso) che raccoglie pezzi dell’età preistorica e romana trovati nel paese e nei dintorni.
Prima di incamminarsi per il rientro visitate anche la via Crucis dei Lapicidi accanto al cimitero del borgo. Si tratta delle 14 stazioni della via Crucis realizzate dagli allievi della scuola d’arte.
Sono rappresentate da libri aperti in pietra con scolpita da una parte la Passione di Cristo e dall’altra la passione dei scalpellini e marmisti che furono costretti ad emigrare per lavoro
NOTE
Segnaliamo una cosa molto IMPORTANTE ovvero come potete notare non trovate nessuna descrizione del percorso perché ideato dalla conoscenza degli amanti del territorio.
Pertanto, siamo tutti responsabili nell’adottare la massima attenzione e sensibilità nello svolgimento del trekking ossia mantenere un passo adeguato in modo che tutti no possiamo restare uniti, avendo cura di fornire informazioni ad ogni bivio o deviazione a passaggio di tutto il gruppo.
Dettagli:
Giro Lungo
Dettagli del percorso:
Lunghezza: 15 km
Tempo di percorrenza: 5 30’ ore (Senza le soste)
Dislivello: 540 m
Difficoltà: Nessuna
Fondo: Sterrato / Asfalto
Stagione consigliata: Tutte le stagioni, evitando in estate le ore centrali della giornata.
Segnaletica: Abbastanza scarsa
Fonte del percorso: CAI, su tratti di sentiero.
Giro Corto
Dettagli del percorso:
Lunghezza: 9 km
Tempo di percorrenza: 3 30’ ore (Senza le soste)
Dislivello: 250 m
Difficoltà: Nessuna
Fondo: Sterrato / Asfalto
Stagione consigliata: Tutte le stagioni, evitando in estate le ore centrali della giornata.
Segnaletica: Abbastanza scarsa
Fonte del percorso: CAI, su tratti di sentiero.
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29 Marzo 2026: Lungo Sile da Quarto D’Altino a Caposile
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Si parte dalla sede alle ore 08:00. in pullman, si ricorda che nel weekend ci sarà il cambio all’ora solare. Si arriva a Quarto D’ Altino, al parcheggio degli impianti sportivi, punto di partenza della nostra escursione. L’arrivo è previsto alle ore 09:00, si può usufruire di mezz’ora circa per chi ha piacere fare colazione, il centro è a circa 300 metri e ci sono diversi bar.
Dettagli escursione
L’escursione è il proseguimento della tappa dello scorso anno. Dal parcheggio si sale sull’argine del fiume Sile, indicazioni Portegrandi-Jesolo. Si prosegue sull’argine del fiume Sile fino a Portegrandi, seguendo le tre anse del fiume, le stradine e i sentieri segnalati. Arrivati a Portegrandi si attraversa la strada e si va verso il porticciolo di Portegrandi. Dal porticciolo si attraversa il ponte mobile e si prende la strada sterrata, dritta, fino a Caposile. Arrivati a Caposile si attraversa il ponte di barche e si arriva al parcheggio della cantina Ponte, dove ci attende il pullman per il rientro.
Nota
Il percorso si chiama ciclopedonale, o Greenway del Sile, pertanto troveremo molti ciclisti; per il rispetto di tutti cerchiamo di camminare tutti da una parte lasciando una porzione di tracciato libera per il transito di ciclisti.
Principali motivi di interesse:
Centri città di Quarto d’Altino, Portegrandi con il suo porticciolo, Caposile e l’ambiente fluviale, faunistico, lagunare e vegetale che lo circonda. Il fiume Sile nasce a Casacorba e Toreselle di Piombino Dese ed è il fiume di risorgiva più lungo d’Europa (90 km).
Dettagli:
- Lunghezza: 19 km circa
- Tempo di percorrenza: 6 ore circa, comprese le soste
- Dislivello: irrilevante
- Pranzo: al sacco
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22 Marzo 2026: Palù Quartier del Piave
Foto lungo il percorso
Ritrovo
Partenza alle ore 08:00 dal parcheggio dell’asilo di Falzè di Trevignano.
Si cercherà di riempire al massimo tutte le auto disponibili in modo tale da ottimizzare il numero di auto che salgono a Moriago della Battaglia, punto di partenza dell’escursione.
A Moriago della Battaglia si parcheggia agli impianti sportivii (verrà condivisa la posizione esatta ).
Dettagli escursione
Dal parcheggio si attraversa la strada e la si percorre per circa 100 metri, si prende la stradina a sinistra, si oltrepassa la baita degli Alpini e si prende uno sterrato che ci porta in mezzo al bosco.
Da qui è molto importante seguire il capogita davanti perché è un dedalo di strade, stradine e sentieri con poca segnaletica.
Dopo 3 km circa si esce dal bosco e si prende una strada asfaltata che ci porta a Mosnigo, davanti alla chiesa. La strada non è trafficata ma è ugualmente importante camminare a sinistra in fila indiana. Dal piazzale della chiesa si procede verso il cimitero e si prende uno sterrato che ci riporta dentro ai Palù; si attraversa il torrente Rosper, in mezzo al bosco alternato a campi coltivati, e si cammina su stradine campestri fino ad arrivare a un bivio con segnaletica: indicazioni Moriamo della Battaglia, Sentiero 9A.
Si segue il sentiero fino ad attraversare ,su gradoni a sfioro sull’acqua, il torrente Raboso. Ancora pochi metri e si arriva alla chiesa di Moriago con adiacente i resti della vecchia torre dei Da Camino. Dalla chiesa si attraversa il paese e si prosegue fino a imboccare un sentiero che ci riporta agli impianti sportivi, per poter chiudere l’anello del giro.
Principali motivi di interesse:
I Palù, acquitrini bonificati in campi chiusi intorno al 1200 dai frati Benedettini della vicina Abbazia di Santa Bona di Vidor. I torrenti Rosper e Raboso, le chiese di Mosnigo e Moriago della Battaglia e la torre dei Da Camino a Moriago.
Lunghezza :10 km circa
Tempo: 3h30 circa
Dislivello: Percorso tutto pianeggiante
Difficoltà: Turistico
Cartografia: ZANETTI 12 PREALPI TREVIGIANE OVEST
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