26 Ottobre 2025: Tambre d'Alpago - Troi dei Cippi e casera Palatina
Tratto dal libro “Escursioni in Cansiglio” di Ennio Poletti per Editoriale Programma
Foto lungo il percorso
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Ritrovo Partenza dalla sede alle ore 6.30 per Col Indes. L’escursione ha inizio da Col Indes, località situata presso Sant’Anna, frazione di Tambre d’Alpago (BL). Provenendo da sud lungo l’autostrada A27, si esce al casello di Fadalto–Lago di Santa Croce e si prosegue per Farra d’Alpago. Giunti alla rotonda in centro al paese, si seguono le indicazioni per Tambre, da cui si continua verso Sant’Anna. Nella parte sud-est dell’abitato, una deviazione a sinistra di meno di un chilometro (tabelle) conduce al parcheggio di Col Indes (m 1162). |
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Escursione
Dal parcheggio imbocchiamo la stradina asfaltata diretta a est, aperta anche al traffico delle auto. Dopo circa 500 metri, appena oltre un laghetto, un cancello di legno ci consente di oltrepassare una recinzione e proseguire a destra su un sentiero erboso (nessuna indicazione).
Superato un secondo cancelletto, pieghiamo a sinistra su una traccia un po’ incerta e, con una breve salita, raggiungiamo una bella mulattiera che seguiamo verso destra. Procediamo in leggera salita e, circondati da magnifiche faggete accese dai colori autunnali, giungiamo a intercettare il sentiero CAI n. 923, in corrispondenza di un capitello con un variopinto crocifisso.
Qui, su terreno aperto, andiamo a sinistra (ovest) per circa 500 metri, quindi usciamo a destra (nord, tabella) lungo il sentiero CAI n. 926 che, dopo una breve salita, ci conduce ai ruderi di Malga Pradosan (m 1346). Poco a valle delle vecchie stalle possiamo ammirare un cippo della Repubblica di Venezia recante, fra altre iscrizioni, l’anno 1660 come data più antica e la sigla “MZ”, iniziali di Marino Zorzi, podestà di Belluno dal 1659 al 1661, che per conto della Serenissima stabilì la confinazione.
Oltre la malga il sentiero rientra nel bosco e comincia a salire in modo deciso. Alla quota di circa 1460 m, in località Le Gatte, incontriamo un altro cippo che, come il precedente, fu posato dallo stesso podestà nel 1660; seguono poi altre iniziali e date.
Proprio di fronte al blocco di pietra confinario, dal sentiero CAI n. 926 deviamo a destra (sud) e proseguiamo in discesa con il nostro “Troi dei Cippi della Serenissima” (tabella). Quasi subito passiamo accanto a un cippo datato 1875 con la sigla “FN”, che però non appartiene al periodo della Repubblica di Venezia, già caduta nel 1797; fa parte, invece, di una nuova confinazione stabilita dal Regno d’Italia, che dal 1866 includeva anche il Veneto, e la sigla “FN” sta per Foresta Nazionale.
Ora perdiamo quota velocemente e, quando la pendenza accenna a diminuire, arriviamo a un grande masso isolato dal quale è stato ricavato un altro cippo, il più bello e imponente tra quelli incontrati finora (m 1360). Vi sono incise diverse date; la più antica è 1589, anno della prima posa, quando podestà di Belluno era Federico Contarini, indicato dalle iniziali “FC”.
Singolare, nella parte inferiore del macigno, la presenza di un bassorilievo raffigurante il leone di San Marco, unico esempio noto tra i cippi censiti nel Cansiglio.
La figura fu scolpita nel 1653 per volere di Leonardo Dolfin, allora podestà di Belluno, del quale compaiono le iniziali “LD” accanto alla data.
Continuando a scendere, raggiungiamo nuovamente il sentiero CAI n. 923 (m 1340), dove la comitiva si divide in due gruppi: il GRUPPO A prosegue con il giro completo fino alla Casera Palantina, mentre il GRUPPO B inizia il rientro lungo il percorso ridotto.
Gruppo A (giro completo)
Proseguiamo a sinistra, in direzione sud-est. In leggera salita, dopo aver attraversato un’area con evidenti forme di carsismo a blocchi, giungiamo a un bivio, dove seguiamo il ramo di destra diretto a Casera Palantina (tabella).
Seguendo i segnavia bianco-rossi del CAI, con qualche tratto un po’ impervio, in circa mezz’ora dalla deviazione arriviamo alla casera suddetta (m 1522).
Il complesso è formato da due edifici abbandonati che sorgono in un pianoro prativo circondato dal Cimon di Palantina, dal Monte Colombera e dal Monte Forcella, che da oriente proteggono questa bellissima conca.
Dopo una sosta per il pranzo al sacco, iniziamo il percorso di rientro lungo il sentiero n. 622.
Aggirata la testata della Val Piera, la traccia si sposta sul suo crinale meridionale e inizia a scendere lentamente tra i faggi. Giunti alla quota di circa 1220 m, un evidente ometto di pietre segnala la deviazione per rientrare al punto di partenza.
Uscendo a destra, imbocchiamo un sentierino che in falsopiano ci porta sul fondo della Val Piera e quindi a risalire sul versante opposto, dove per un tratto seguiamo i segnavia del Sentiero del Cervo. Sempre in falsopiano raggiungiamo l’azienda agricola Col Indes, da cui, in breve, rientriamo al punto di partenza.
Gruppo B (giro ridotto)
Deviamo a destra (ovest) lungo la stradina che, passando a valle della Casera Pradosan, raggiunge una carrabile dove, svoltando a sinistra (sud, via degli Alpini), iniziamo a scendere su fondo asfaltato.
Costeggiando la Malga Pian Grant, che offre servizio di ristoro, e godendo di magnifiche aperture panoramiche su tutto l’Alpago, proseguiamo nella discesa fino al punto di partenza.
Principali motivi di interesse:
I cippi confinari risalenti al periodo della Serenissima; gli ameni paesaggi dell’Alpago; le magnifiche faggete; gli ampi panorami; la Casera Palantina; il carsismo a blocchi che caratterizza varie parti dell’itinerario.
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TROI DEI CIPPI |
Percorso completo (A) |
Percorso ridotto (B) |
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DISLIVELLO S / D |
m 480 |
m 310 |
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QUOTA MAX |
m 1521 (C.ra Palantina) |
m 1460 (Cippo le Gatte) |
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DURATA |
6 h |
3 h 30’ |
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DIFFICOLTÀ |
E |
E |
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LUNGHEZZA |
Km 11 |
Km 6,5 |
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CARTINA: Tabacco n. 012, scala 1:25000 |
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