25 settembre 2011 - Cascate dello Stien e Pian dei Violini

Partenza:

Partenza in pullman dalla sede alle ore 7.30.

 Escursione:

Qualche centinaio di metri a ovest di Vignui puntiamo a nord, lungo una stradina asfaltata che presto diventa bianca, ed entriamo nella Valle di San Martino. Seguendo le tabelle con segnavia CAI n. 803 in breve arriviamo alla chiesetta omonima (m 490, 15’) che, per la sua storia, merita senz’altro una sosta. Il luogo di culto è intitolato al vescovo di Tours (Martino, appunto, vissuto nel IV sec. d.C.), noto per aver diviso il suo mantello con un povero. La festa di San Martino ricorre l’11 novembre, giorno dei suoi funerali. Questa data cade nel periodo di chiusura della stagione agricola, per cui nella tradizione popolare il santo divenne patrono degli osti e dei vignaioli. L’oratorio, edificato su resti di periodo medioevale, risale nelle forme attuali alla fine del XVI secolo. All’interno, la navata è completamente affrescata con scene della vita di San Martino e di Sant’Antonio da Padova. I dipinti, molto rovinati, sembrano realizzati da un’unica mano e si ipotizza che siano stati conclusi entro il 1594, data di consacrazione della chiesa. L’edificio è generalmente chiuso ma, sbirciando dalle finestre protette da una grata che si trovano di fianco all’ingresso principale, si possono scorgere gli affreschi e il semplice arredo interno.

Procedendo, costeggiamo per un lungo tratto il rumoroso torrente Stien e dopo aver superato, nell’ordine, una casera, un pannello didattico presso un ponte, una cappella di legno e una presa d’acqua dell’Enel giungiamo nei pressi di una vecchia “calchéra” (m 690, 1h 30’), ora restaurata, che in passato serviva per la produzione della calce. Si tratta di una rudimentale fornace all’interno della quale venivano inseriti frammenti di roccia calcarea (contenente, cioè, carbonato di calcio) che riscaldati per 8-10 giorni alla temperatura di 800-1000 °C, in seguito alla liberazione anidride carbonica, si trasformavano in ossido di calcio, cioè in calce viva. La calce, “viva” o “spenta”, che ai giorni nostri viene prodotta con tecnologie più moderne, trova tuttora molteplici usi nell’edilizia, nell’industria e in agricoltura.

Presso la “calchéra” troviamo il bivio dove inizia l’anello alto dell’escursione che ci condurrà a diverse cascate, al Pian dei Violini e alle sorgenti dello Stien. Tenendo la sinistra seguiamo il sentiero n.812 che, dopo aver attraversato con un ponte di legno il torrente, inizia a risalire deciso il versante destro idrografico della valle. Presto incontriamo la prima deviazione a destra che conduce a due cascatelle e ad una più grande, quest’ultima accessibile prestando un po’ di attenzione al terreno reso umido e scivoloso dalla nebbiolina causata dai salti d’acqua (m 770, 1h 50’). Rientrati sul sentiero principale, avanziamo in salita ancora qualche minuto fino a trovare un’ulteriore deviazione a destra con la quale visitiamo altre due cascate (m 800, 2h). Quella più a monte è molto particolare; in essa l’acqua, prima di ricadere, viene lanciata verso l’alto da una rampa che essa stessa si è scavata nella roccia nel corso dei secoli. Rientriamo nuovamente sulla traccia principale per salire ancora un po’ e deviare per l’ultima volta verso un punto di osservazione che permette di ammirare dall’alto il “pennacchio” della cascata precedente. In questo punto è possibile anche scendere (cautela…) sul greto del torrente e osservare sopra di noi l’ultimo salto d’acqua, altrimenti nascosto alla vista (m 820, 2h 20’). Oltre le cascate, torniamo a salire e in breve giungiamo ad uno sperone panoramico (breve deviazione per uscire dal bosco) a monte del quale abbandoniamo la traccia n.812 per seguire a destra un sentiero privo di segnaletica riconoscibile per la presenza di una panchina di legno nelle vicinanze. Dopo aver attraversato il greto di un torrente in secca, entriamo nel fitta selva di conifere del Pian dei Violini (m 850, 2h 45’), un luogo "fatato" dove le sagome piene di muschio di alcune casere diroccate sembrano protese verso l’alto alla ricerca dell'ultimo raggio di sole in grado di vincere l'invadenza del bosco. Ma in questo posto la luce è sempre più debole... Il contrasto fra la bellezza del bosco e gli spettri di quelle vecchie abitazioni è stridente.

Ma le sorprese che ci riserva questa parte d’itinerario “fuori pista” non sono ancora finite. Prima di arrivare al ponticello di legno sul torrente, piegando a sinistra (nord), risaliamo il pendio sul morbido fondo del sottobosco e in una decina di minuti giungiamo alle gorgoglianti sorgenti (m 900, 3h) del corso d’acqua che più in basso genera le cascate che abbiamo visto. Il posto è affascinante. Dal nulla prende corpo uno spumeggiante torrente che subito si allarga per precipitare fragorosamente verso valle. L’acqua gelida e cristallina che sgorga dalla roccia invita a indugiare per riempire le borracce. Il punto in cui ci troviamo è il più alto dell’escursione e da qui inizia il percorso di rientro. Passati sulla sinistra idrografica del corso d’acqua, un sentiero in discesa ci permette di transitare nelle vicinanze di altre casere abbandonate oltre le quali, con una breve risalita, la traccia confluisce sul sentiero CAI n.803, che avevamo abbandonato salendo. Da qui, senza più problemi di orientamento, scendiamo alla “calchera” (m 691, 4h 30’) e quindi, seguendo il percorso dell’andata, rientriamo a Vignui (m 500, 6h).

 

Difficoltà: E.

Dislivello in salita: 450m.

Dislivello in discesa: 450m.

Lunghezza percorso: 11 km.

Tempo di percorrenza: 6 ore senza le soste.

Cartografia: carta Tabacco n. 023.

Capigita: A. Sorze, L. Costa, T. Frassetto.